Il primo pensiero che mi è venuto alla mente il triste mattino in cui ho saputo che Luciano ci aveva lasciati è quanto questo sia stato un anno davvero da dimenticare. Troppe persone importanti in pochi mesi hanno smesso di essere al nostro fianco, amici cari, colleghi di lavoro e, per quanto mi rigurda, anche mia madre. L’accostamento fra sfera privata e professionale non stride per nulla. Infatti nella vita esistono dei padri naturali e dei “papà” che ci si sceglie perché rappresentano quelle virtù morali, quelle capacità personali e professionali e quella forza d’animo che desidereremmo scoprire giorno dopo giorno in un uomo che si vuole avere come guida. Il termine mentore è forse un pochino pomposo, ma si adatta perfettamente. Ho lavorato con diversi altri “capi” ma mai si era instaurato un rapporto umano che andava oltre le questioni di ufficio come con Luciano, cementato inoltre dalla ormai quasi decennale e quotidiana collaborazione con sua figlia Gisella, che considero prima di tutte le altre cose un’amica.
        Mi mancheranno quelle chiacchierate “clandestine” nella mia stanza dove spesso Luciano entrava a sera fatta, quando gli uffici erano ormai tranquilli e ci si poteva concedere una pausa che riusciva a fare sembrare il lavoro lontano, nonostante fossimo ancora alla scrivania. Pause delle quali rivedo come se fosse ieri Luciano sprofondato nella poltroncina davanti a me, un po’ scomposto e abbandonato contro lo schienale, a testimoniare la voglia di relax, che scherzava e raccontava e durante le quali ascoltavo i suoi pareri e consigli.
        Mi permetto di dire con orgoglio e sentendomi onorato della fiducia e dell’affetto che mi aveva accordato, che ora, in quest’anno da dimenticare, i miei lutti familiari sono due.
        Per quanto riguarda Luciano Scattolin abile professionista, acuto uomo d’affari e lungimirante editore poco ho da aggiungere ai ricordi, alle lettere e ai commossi messaggi delle moltissime persone di valore che hanno condiviso con lui tanti periodi di avventure imprenditoriali. Ripenso a un momento di anni addietro, quando io mi occupavo di un’altra rivista del nostro settore e incontrai per la prima volta Luciano, che veniva definito, tra lo sfottò e il serioso rispetto, dai giornalisti presenti, come il Decano dell’editoria fotografica. Su questo titolo Luciano faceva sempre battute perché secondo lui un decano doveva essere austero, molto anziano e anche un po’ noioso e lui certo non è mai stato in nessuno di questi modi, anzi tutto il contrario. Quella volta pensai a quanto doveva essere stimolante avere a che fare con una persona così dinamica e spontaneamente simpatica. Quando si dice “i casi della vita”. Dopo poco tempo un amico comune ci presentò e da allora cominciò una collaborazione che non è mai terminata.
        Luciano, grazie alla sua energia inesauribile che contagiava chiunque avesse modo di frequentarlo, fino a qualche mese fa non rinunciava alle abituali partite a tennis e pure nell’ultimo periodo, quando riuscivamo a sentirci solo al telefono, la sua voce era brillante e lo spirito forte e anche in quei frangenti scherzava dicendo: “non credere che mi levi dalle palle, guarda che mi avrete intorno a lungo”. Ancora una volta Luciano hai avuto ragione, perché tu sei qui tutti i giorni con noi e lo sarai sempre nell’azienda che insieme a Gigi hai fondato e che rappresenta la tua correttezza, la tua schiettezza e il tuo grande entusiasmo per la vita.

Mauro