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Ciao, Scatto...
L'altro giorno è arrivata la notizia, lo sapevo... che sarebbe arrivata. Pensavo a lui una settimana fa, in Photokina, dove nell'88 mi ha fatto fare il primo giro, dicendo con fare burbero - quello che usava per fingere di essere quello che invece non era: burbero, appunto - che la prima volta in Photokina qualcuno ti deve spiegare come "stanno le cose". Luciano Scattolin è stato il mio "capo" per sette anni, e ci siamo capiti di più di quello che forse abbiamo pensato. E' stato lui - insieme al suo socio, Virgilio Bernardoni - che mi ha messo in mano una rivista dicendomi... datti da fare. Avevo 22 anni, amavo la fotografia e scrivere è stata sempre la mia passione; in un giorno sono diventato responsabile di una sua rivista, il Fotonotiziario "Mensile": da scrivere, da far impaginare (all'epoca non la impaginavo io... i Mac erano ancora lontani, si usava la fotocomposizione con le Varityper), da strutturare, da evolvere. Se fossi stato in lui, non l'avrei fatto (ero troppo giovane, troppo impreparato), ma lui aveva un modo particolare di credere nelle persone, anche se fingeva distacco. Quando mi hanno telefonato per informarmi della brutta notizia, ho cominciato a collegare i momenti, i pezzettini di vita. Di lui mi vengono in mente tante cose, ma amo ricordare la risata tutta particolare, la sua capacità di accentrare ed unire con un carisma naturale, col suo fare semplice. Ha sempre minimizzato il suo lavoro, tra gli editori di questo settore, lui mostrava una semplicità disarmante, e in questo modo è riuscito ad essere l'unificatore di una categoria che da anni tende a slegarsi. Ed è riuscito a farlo anche ora, che non c'è più. Il settore che ci ha visto crescere, che è la nostra vita (sua, mia e di tanti altri amici) manifesta da anni una crisi d'identità, di valori, di obiettivi. In tutto questo, Luciano riusciva sempre a trovare la strada per trovarci tutti insieme: con un torneo di tennis, con una gara di sci, oppure con degli incontri con le associazioni di categoria che viveva come un incontro per nulla formale. Anche ieri, è riuscito a unire tutti: persone che arrivavano da lontano, persone irraggiungibili, persone che in questo momento vivono probabilmente drammi personali molto forti. Ma nessuno poteva mancare, nessuno voleva mancare. Un'occasione di incontro, un'occasione per unire... ancora una volta il suo carisma si è manifestato. Mi ha tirato su da ragazzino, ha criticato molte cose di me (il mio zainetto, poco compatibile con la sontuosa hall dell'Hotel Danieli a Venezia, i titoli rosa nella grafica di una rivista progettata per lui - il rosa lo legava ad un ricordo triste della sua vita - il mio eccessivo e prematuro entusiasmo per il digitale in epoca troppo governata da altri interessi), ma al tempo stesso capiva il mio modo di essere, libero, senza orari, senza la scrivania ordinata, con i progetti che tiravo fuori giorno dopo giorno. Per anni mi ha lasciato fare, e ha capito perfettamente - il giorno che gli ho detto che dovevo andare via - che dovevo farlo: non perché mi trovavo male, ma perché dovevo prendere delle strade che sapevamo che non erano compatibili per la sua azienda: io lo capivo, lui l'ha capito. Ma non sono mai andato via, ho guardato con affetto, rimanendo a distanza. Una parte della mia vita l'ho passata a lavorare per lui, e per sempre ne rimarrò legato. Quando era giovane, lo chiamavano "Scatto", un destino forse quello di arrivare al mondo della fotografia, ma all'epoca la motivazione era quella di interpretare uno spirito "scattante". Scatto amava volare in aliante, non so perché, ma tra le tante cose, in questo momento collego la sua immagine con questa sua passione. Credo che apprezzerebbe, se ho imparato a conoscerlo un po'. Ciao, Scatto... ci ho messo tanto a darti del tu (al "capo" quasi sempre si da del "lei"), ma negli ultimi anni ci sono riuscito, e sono contento perché ho potuto farlo a voce, e non solo scrivendo, come sono obbligato a farlo ora.Luca |
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