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Ricordo bene lultima volta che ho visto Luciano Scattolin. Per una curiosa serie di circostanze -tutte personali-, da tempo do particolare peso e significato ai commiati temporanei. E quindi ricordo bene quel momento di alcuni mesi fa: che tengo nel mio cuore, oggi che Luciano ci ha lasciati.
Purtroppo, non ricordo il nostro primo incontro; ma, allo stesso tempo, ricordo tanti altri momenti di vita professionale comune, che ho il privilegio di condividere con tanti colleghi di questo bizzarro mondo fotografico italiano. In un momento di bilanci, cui tanti fatti -prima o poi- inducono ciascuno di noi, non voglio ricordare nulla di ufficiale o ufficioso, ma qualcosa di più intimo. Ecco dunque che nella mente affiorano lontane serate con le carte da gioco in mano. Pur diffidando, io, degli assoluti, a volte mi sbilancio nel considerare Tressette ciapano (a non prendere, al contrario, secondo le definizioni regionali) uno dei più bei giochi a carte: addirittura, esagero, le sue ferree regole e i suoi imbarazzanti sacrifici imposti mi paiono scuola di vita. Anni fa, Luciano mi insegnò la Belote, interpretazione francese degli stessi princìpi, che lui conosceva grazie alle sue frequentazioni della confinante Valle dAosta. Ora non cè più nulla di tutto questo e i rimpianti possono essere tanti. Spero non troppi. La serenità dei ricordi potrà arrivare ad alleggerire i pesi individuali che ora opprimono: a ciascuno, i propri. Io mi tengo i miei. Maurizio Rebuzzini |
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