ASCOFOTO |
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EDITORIALE
Evoluzione della tecnologia a braccetto con levoluzione della fotografia, la conferma che lelettronica fa parte del mondo dellimmagine è arrivata anche con lultimo Photoshow di Milano. Già da tempo la trasformazione è nellaria ma ora è venuto il momento di capire che la fotografia è veramente cambiata e che con essa si devono modificare le scelte aziendali, le strategie di mercato, lapproccio e il rapporto con i clienti. Focalizzati i nuovi aspetti, le future e le molteplici potenzialità di questa nuova fotografia, le categorie di settore riusciranno a ritrovare laspetto imprenditoriale della loro attività.La tecnologia digitale e il computer sono arrivati nel settore con prepotenza, lasciando molti fotografi disarmati di fronte a un mondo ai loro occhi sconosciuto, una fotografia che si confonde e si mischia con lelettronica. In questo momento, limpegno delle associazioni di categoria gioca un ruolo fondamentale: il loro compito è quello di aiutare il fotonegoziante, dare unindicazione di dove va il mercato, comunicare e fare pressione su alcuni concetti fondamentali, la panacea potrebbe essere la totale intesa tra tutte le associazioni, l'unione di energie e sinergie per aiutare le categorie di settore a resettare le abitudini commerciali che oggi sembrano opsolete e inadatte. La stessa AIF potrebbe fare da collante per creare una campagna di sensibilizzazione significativa. Dialogare con i finisher e concentrarsi sull'importanza della stampa e sulla giusta remunerazione, perchè in un settore dove il rullino perde mercato si tende ad abbassare il prezzo per spingerne la vendita ma senza guardare a ciò che oggi il digitale sta offrendo e offrirà, diventando un enorme potenziale da sfruttare. Con i tuoi ricordi vuoi creare un file o un feeling? Quando è stata lultima volta che hai riguardato le tue foto? Cosa ci metti in una cornice, il computer? ...e nellalbum, i CD? Questa la campagna di sensibilizzazione promossa da Ascofoto e lanciata durante il Photoshow. Accolta con entusiasmo e positività dagli associati che devono far capire alla clientela limportanza di stampare le immagini scattate con le fotocamere digitali. Mantenere vivi i ricordi con una stampa di qualità, per non incorrere nellerrore e nel rimpianto di non avere più limmagine dei propri figli appena nati, chissà in quale CD saranno state conservate. Perchè magari sono state scattate delle belle immagini con il camera phone ma oggi ne abbiamo un vago ricordo per non averle mai stampate. Il desiderio di rivedere le fotografie di una bella vacanza, di una festa di compleanno o di una gita con i nipotini, ci farà scoprire di dover fare i conti con centinai di file, memorizzati su dei CD. E concedendovi lattenuante che le immagini sono conservate e archiviate con criterio per una rapida ricerca, vi dovrete accontentare di visualizzare le immagini su un monitor e di dover camminare, con un notebook, sempre in borsa. Decisamente scomodo! (Sara Gambini) IL PHOTOSHOW DI MILANO UFFICIALIZZA I CAMBIAMENTI DEL SETTORE Dopo due anni la fiera dedicata alla tecnologia, alla tecnica e ai prodotti per la fotografia registra un aumento di visitatori e nuove aziende che si sono affacciate al mondo dellimmagine con lavvento del digitale. Gli addetti ai lavori vedono con positività le trasformazioni del mercato che fanno ben sperare per il futuro del settore Tra stand accattivanti e animazioni, inevitabile notare la prevalenza quasi prepotente della tecnologia digitale, respirando unaria di cambiamento. Queste le prime impressioni per levento dellanno del settore fotografico, il Photoshow di Milano, svoltosi dal 4 al 7 marzo. La partecipazione della case di elettronica, aziende nuove per il settore, ha fatto ben capire la tendenza del mercato futuro e creato buone aspettative per gli addetti ai lavori, che dopo alcuni anni di stallo e di confusione, per lavvento del digitale, stanno trovando una nuova stabilità. Significativa la partecipazione, per la prima volta, di Nokia confermando le molteplici potenzialità dellimmagine elettronica che aprirà nuove strade commerciali e nuove concezioni duso. Mercato che cambia, fotonegoziante che cambia, che deve avere la capacità e forse, anche il coraggio di trasformare la propria attività e capire che il settore della fotografia ha esigenze diverse dal passato. Ascofoto ha iniziato a parlare di digitale nel 2000 quando pochissimi ci credevano, limpegno dellassociazione è di sensibilizzare e comunicare il cambiamento e la necessità di doversi rinnovare. Oggi, il negoziante deve diversificare la sua attività tenendo in negozio anche il materiale per l'home-printer come stampanti, cartucce e carta inkjet e attraverso altri canali deve cercare di offrire al cliente computer, monitor LCD e la possibilità di fare attivazione di telefonia, specifica Dario Bossi, presidente Ascofoto e neo vicepresidente AIF ma l'innato corservatorismo italiano, tipico della categoria, può far commettere il grosso errore di perdere la capacità imprenditoriale. Il fotonegoziante ogni giorno si mette in gioco, rischiando con la propria attività, ma possiede anche un alto valore aggiunto: il contatto con la clientela. Da qui nasce lesigenza di prodigarsi per soddisfare le singole richieste dellutente lavorando a 360 gradi. È un momento in cui stanno cambiando molte scelte aziendali, con nuove strategie di mercato e per molti, addetti ai lavori, è difficile seguire le repentine evoluzioni. Dagli ultimi dati si capisce che il settore del digitale è in forte espansione, nel 2004 sono state vendute 1 milione e 800 mila fotocamere, contro il picco, di 330 mila reflex negli anni storici della fotografia analogica. Pur rilevandosi un mercato enorme e in espansione, ingloba in sé il paradosso, di aver creato grossi problemi a fotografi e negozianti. La velocità con cui evolve la tecnologia, disorienta, creando agli interessati delle difficoltà nel riuscire ad adeguarsi immediatamente. Nellelettronica il modello più recente costa meno e ha più caratteristiche del precedente ma la facoltà di adeguarsi parallelamente al cambio dellofferta e della domanda, labilità di capire, aggiornarsi, trasformarsi, in una parola sola, la capacità imprenditoriale deve appartenere al fotonegoziante, per essere sempre competitivo sul mercato. (Sara Gambini) Nella foto, Dario Bossi davanti allo stand Ascofoto durante il Photoshow di Milano «CON UN SORRISO GLI STAMPIAMO LE FOTO» Mario Governa, consigliere Ascofoto, parla del pubblico di oggi, che, anche spinto dalle donne, non si accontenta più del file, ma vuole stampare le immagini. A questi consumatori propone la foto incorniciata, il fotolibro, i gadget fotografici, sempre con una particolare attenzione a far sentire tutti a proprio agio, perché è questo, più che il prezzo, che può fidelizzare il cliente «Un piccolo negozio nel cuore di Milano e un altro in un centro commerciale a Gallarate: le realtà che affronta Mario Governa sono molto diverse tra loro. Nel secondo punto vendita, ad esempio, ha appena dedicato un weekend a Nilkon e Kodak con presentazione delle fotocamere e promozione sulla stampa. «Sono due realtà diverse - dice -. Nel centro di Milano il digitale è arrivato prima e ora la stampa da digitale è richiesta più che nel negozio di Gallarate. Ho notato che, mentre un tempo il pubblico arrivava con i rullini da stampare il lunedì, ora arriva a metà settimana, dopo aver fatto una postproduzione e selezione. Non c'è più la bramosia di vedere quanto scattato, perché la foto è già stata vista sul monitor della macchina».Per i prezzi come ti sei orientato? «Trovo deleterio andare dietro alle offerte che si trovano in Internet. Va bene se si tratta di una iniziativa spot, altrimenti per una stampa 10x15 bisogna tenere dei prezzi che vanno da 30 a 50 centesimi, facendo eventualmente degli sconti a chi fa stampare centinaia di foto». Che iniziative hai studiato per indurre i clienti a stampare da digitale? «Allinizio davamo dieci stampe in omaggio quando acquistavano la fotocamera digitale, poi abbiamo dato una tessera. Intanto però è cambiato il cliente e si stampa di più. Un anno fa una macchina entry level costava 500 euro: oggi al digitale si è avvicinato un pubblico normale, che spesso non ha il computer ed è interessato ad avere le foto stampate. E poi c'è il pubblico femminile che vuole vedere le foto stampate. Come un tempo le mogli odiavano le dia, così oggi odiano i file digitali. Lutenza femminile, meno tecnologizzata, ma in grado di influenzare fortemente le scelte, vuole poter guardare e mostrare le foto stampate». Che cosa hai fatto per far conoscere la possibilità di stampare da digitale? «Allinizio ci ha aiutato molto il chiosco esposto in negozio: la gente entra, lo vede, ne chiede lutilizzo. Oggi stiamo spingendo la stampa da cellulare. È una richiesta che viene soprattutto dagli extracomunitari. Per loro, in particolare per i filippini, il telefono con fotocamera è uno status symbol e chiedono le stampe». Insieme alle stampe che cosa proponi? «La masterizzazione e altri servizi. Quando ci chiedono un ingrandimento lo presentiamo già incorniciato, in modo che la foto sia pronta da appendere. È un modo per proporre un prodotto finito. Abbiamo anche una serie di prodotti gadget: orologio, cuscino, tazza, puzzle, memo per attaccare i post-it, calendari, magnetini, portachiavi che erano scomparsi: sono tutti prodotti con la foto e piacciono. E poi dobbiamo tornare a fotografare: nel negozio di Gallarate stiamo proponendo il servizio di matrimonio». Anche ritratti, che in Italia non sono ancora molto in uso? «Il ritratto potrebbe funzionare molto, soprattutto per i bambini. Ho visto l'interesse che c'è quando per Natale o per Carnevale offriamo la possibilità di fotografare i bambini. Poi voglio proporre il fotolibro per raccogliere dei ritratti o le foto delle vacanze: si può proporre a un prezzo competitivo la stampa offset di un libro che raccolga le foto». Quale consideri larma vincente per conquistare il pubblico? «Il modo di accogliere il cliente. Per i consumatori non è più tanto importante che in negozio ci sia uno che sa tutto, che può incutere un po di timore: conta di più lessere accolto in modo piacevole, con un sorriso e la voglia di aiutare. Per questo ho investito sulla formazione professionale: i miei collaboratori ora non si sentono più dei commessi, ma dei consulenti di vendita. Sono più invogliati e anche il fatturato è cresciuto. Perché il cliente, più che al prezzo, bada a come è trattato». (Valeria Prina) Nella foto, Fotoautomatica, il negozio di Mario Governa, nel centro di Milano Iscrizioni aperte, perchè e come associarsi Lassociazione dei negozianti del settore fotografico, nata 15 anni fa, vanta attualmente 1570 iscritti. Ascofoto è riconosciuta a livello nazionale, si propone di rappresentare tutti i fotonegozianti e si è sempre distinta per le sue molteplici iniziative. Il suo motto è "professionalità, rappresentatività, cultura, rispetto". Grosso impegno è stato profuso sugli studi di settore, riuscendo a far accogliere la richiesta di separare fotografia e ottica e riuscendo a far riconoscere il minilab come bene aziendale. La professionalità va alimentata con la formazione, aspetto che lassociazione cura molto, organizzando corsi studiati e mirati alle esigenze dei soci e alle esigenze di mercato, per essere sempre al passo coi tempi. Una professionalità che viene messa in risalto anche verso i consumatori, per i quali è importante sapere che il vostro negozio fa parte di unassociazione, che ne garantisce i giusti requisiti. La rappresentatività è una carta che può essere giocata per organizzare una iniziativa, una mostra, coinvolgendo enti pubblici come il proprio Comune. Tutti i soci possono ottenere consulenza anche per risolvere controversie di tipo fiscale, amministrativo o legale e inoltre, sono, costantemente informati sulle nuove disposizioni grazie alle tante circolari inviate. A tutto questo si aggiungono altri piccoli vantaggi e comodità: ricevere Foto-Notiziario in abbonamento gratuito, apparire sul sito www.fotonotiziario.it, nellelenco associati Ascofoto e visitare il Photoshow di Roma e di Milano con il biglietto offerto dall'associazione, contando sul supporto logistico, del proprio stand. Sempre al vaglio nuove iniziative, tra le quali, il corso di formazione professionale a distanza. QUOTE ANNO 2005 Lombardia euro 370,00 per le società di capitale euro 185,00 per società di persona Resto dItalia euro 55,00 per tutti i tipi di società Per ulteriori informazioni: ASCOFOTO - telefono 02/77.50.267 - fax. 02/77.50.259 - www.ascofoto.it - ascofoto@unione.milano.it RITRATTI Con lo stipendio della prima settimana alla scuola sono andato in un negozio di articoli fotografici a comprarmi cinque o sei rullini in bianco e nero. A casa ho passato unora a pulire la mia Nikon con una pelle di daino e un soffietto; ho tolto i granelli più fini di polvere. Nel pomeriggio sono uscito in macchina a fare fotografie. Giravo piano per Beverly Hills, nella parte residenziale. Stavo appoggiato di gomito alla base del finestrino, con la macchina già pronta nella sinistra. Se vedevo qualcuno che mi interessava, fermavo e mettevo a fuoco a distanza. Avevo un 1000 mm, pesante. Dovevo sostenere la macchina con due mani e spingere sullo schienale per tenerla stabile. Il commesso che mi aveva venduto il 1000 mm in Italia diceva che gli sembrava assurdo usarlo per fotografare la gente; che andava bene per riprendere leoni nella savana, o i crateri della luna. Gli avevo detto che mi bastava appena; che anche così dovevo avvicinarmi troppo. Non era spiacevole da tenere tra le mani: come un piccolo cannone brunito, con riflessi bluastri sulla superficie convessa della lente. Mi appoggiavo di gomito e lo puntavo su qualcuno a distanza di un isolato. Scattavo in successione, per fermare le diverse fasi di un movimento. Le prime volte non mi rendevo conto di come alcune delle case erano in realtà piccoli scenari, studiati apposta per essere visibili in ogni particolare a chi passava lungo la strada. Le siepi e i cancelletti erano bassi in modo ridicolo; i prati si aprivano piatti, per lasciarsi esplorare a sguardi. I proprietari si trattenevano nei giardini più del necessario; si sporgevano sulla strada, stavano in posa sulla porta. Non mi rendevo conto che era come andare a caccia in un allevamento di polli, con fucile e reticella e richiami. Ho fatto centinaia di fotografie inutili. Quando le ho viste stampate mi sono sentito un idiota. Sarebbe stato lo stesso andare direttamente da loro con una Instamatic in mano e chiedere se per piacere potevo scattare qualche foto. Ho cominciato a fermarmi davanti a case più schermate; a frugare in situazioni più mobili. Ci voleva molto più tempo, parecchi tentativi a vuoto. Ma capitava che un attore e unattrice che erano stati amanti si incontrassero per caso davanti a un negozio di mobili, e rimanessero per un attimo imbarazzati, senza difese. Oppure un divo anziano doveva convincere il proprio cane a rientrare in casa dal giardino, ed era costretto a richiamarlo scompostamente: agitando le braccia. Era questa momentanea sbilanciatura di tratti, questa increspatura non prevedibile in una superficie omogenea che mi attirava. Su cento fotografie forse due o tre appartenevano a questa categoria; ed erano le sole che tenevo. Jill non riusciva a capire perché queste immagini mi interessavano. Lo capiva sempre meno, man mano che riuscivo a ottenerne di più interessanti. Ogni volta che mi trovava a osservare con la lente di ingrandimento le stampe che avevo appena ritirato dal negozio, veniva a guardarle. La curiosità le si spegneva subito; appoggiava una mano sul tavolo e mi chiedeva "Ma cosè?". La colpiva lidea che potesse interessarmi il dettaglio di unautomobile, il particolare di un abito, il frammento di un gesto frettoloso. Mi guardava perplessa. Andrea De Carlo da Treno di panna |
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