ASCOFOTO |
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EDITORIALE
UN PMA MENO AFFOLLATO HA PERMESSO ALLE REALTA' PIU' PICCOLE DI EMERGERE Nonostante il clima economico poco favorevole che ha influito negativamente anche sul numero di visitatori registrato in questa edizione 2009, il Pma Trade & Convention Show di Las Vegas, una delle principali manifestazioni del nostro settore, ha mantenuto elevata la sua importanza come momento di aggiornamento professionale e ha rivelato comunque un interessante fermento nell’ambito dei prodotti fotografici. Una ulteriore conferma dello stato di salute dell’industria fotografica nonostante le fatiche del mercato attuale ci viene da Dario Bossi, Presidente di Ascofoto e che ha seguito gli eventi del Pma durante tutta la sua durata. In un clima economico particolare come quello attuale, che bilancio può fare dell’ultima edizione del Pma? Dario Bossi: «È inutile negare la difficile situazione economica che tocca trasversalmente un po’ tutti i settori merceologici, situazione che ha avuto ripercussioni anche sull’andamento dell’ultima edizione della manifestazione statunitense, ma il bilancio del Pma è stato comunque positivo. Questo perché si tratta di un evento realizzato con una formula vincente che sposa momenti di alto livello formativo, come workshop e seminari presenti in maniera continuativa durante i sei giorni di fiera, con una ricca esposizione di tutte le novità che andranno a imporsi sul mercato nei prossimi mesi. Anche quest’anno sono state ben 500 le sessioni educational, che hanno affrontato temi che spaziavano dalla strategie per fornire servizi di stampa fotografica on line alle tecniche di ripresa professionale, dall’analisi dei dati di mercato allo studio delle tendenze future». Quali sono state le principali differenze rispetto alle edizioni passate? «L’edizione del Pma 2009 ha suonato un po’ in sordina e ha ospitato un numero minore di espositori rispetto all’anno scorso e, tra questi, la maggior parte erano i grandi marchi e i distributori più importanti. Ma questo minore affollamento di stand ha permesso anche alle realtà più piccole di far emergere le proprie proposte, rivelando un interessante fermento proprio nelle aree più particolari e specializzate del mercato imaging». Le principali novità di prodotto? «Le fotocamere reflex sicuramente sono state capaci di attirare l’attenzione dei visitatori senza però offuscare il successo delle compatte di nuova generazione. Sempre più piccole, sempre più leggere e dotate di prestazioni ormai davvero incredibili, sembrano non subire flessioni nelle vendite, anzi, stanno trovando una nuova giovinezza. Tra i prodotti più apprezzati durante la manifestazione c’erano naturalmente i photobook, prodotto che, negli Stati Uniti, è arrivato a generare volumi e valori eccezionalmente alti». Parlando del Pma Europe, verrà riconfermata Milano come città ospitante anche per quest’anno? «L’edizione del Pma Europe 2008 tenutosi nella sede dell’Unione Commercianti a Milano ha riscosso un grande successo e, con 461 visitatori tra fotonegozianti e operatori di settore, ha segnato un importante record di presenze rispetto alle tappe europee di Parigi, Mosca e Droitwich. Credo proprio che Milano verrà riconfermata come uno dei teatri per l’edizione 2009 dell’importante evento itinerante che proporrà al pubblico italiano le novità di prodotto presentate a Las Vegas. Stiamo aspettando la conferma dall’organizzazione americana, ma l’appuntamento dovrebbe essere fissato con ogni probabilità per il mese di novembre». Continua il suo impegno in qualità di rappresentante italiano al PMA? «Assolutamente sì! A tal proposito vorrei ringraziare tutto il team di Ascofoto che durante gli anni ha portato avanti con successo numerosi progetti a favore della categoria permettendo così la mia rielezione nel Board Pma come rappresentante dell’Italia». (di Marcella Beltrame) RECORD DI PRESENZE PER IL PHOTOSHOW 2009 Il Photoshow 2009 si è chiuso con un enorme successo, registrando in quattro giorni più di 62 mila presenze giunte a Milano per vedere da vicino le novità presentate dai principali marchi, ma soprattutto per “respirare” le tendenze del mercato e trovare nuovi spunti di business L’edizione appena conclusa del Photoshow 2009 ha testimoniato la forza e la tenacia del mercato imaging nonostante il periodo critico in cui si trova l’economia generale. L’affluenza alla manifestazione da parte di operatori del settore e di amatori della fotografia, nonostante le fosche predizioni dei detrattori (puntualmente smentite), cresce di anno in anno e, in questa edizione, ha toccato quota 62 mila presenze. Un successo che testimonia il fatto che il comparto fotografico non si limita a sopravvivere, ma reagisce in maniera vivace alle evoluzioni del mercato.La soddisfazione da parte degli espositori è testimoniata da Dario Bossi, Presidente di Ascofoto e Vicepresidente di AIF - Associazione Italiana Foto & Digital Imaging, il quale sottolinea in modo particolare la qualità dei visitatori a testimonianza dell’ormai consolidato interesse del pubblico per la fotografia e dell’allargamento dell’universo degli utenti che oggi comprende sempre più giovani e donne. Si ritiene soddisfatto di questo Photoshow 2009? Dario Bossi: «Il buono stato di salute del comparto fotografico è testimoniato dai tanti prodotti presentati con costanza dai marchi più importanti e dal numero di visitatori che cresce di anno in anno. In questa edizione si è toccato un traguardo eccezionale, ben 62 mila presenze in quattro giorni». 27 mila persone si erano si erano preregistrate sul sito del Photoshow in attesa di partecipare all’evento. Una cifra interessante, che fa pensare… «Il dato è subito spiegato se si pensa all’enorme risonanza che un evento può avere se abbinato, o semplicemente segnalato tramite un social network come Facebook per esempio. La semplice iscrizione al gruppo “Photoshow” all’interno di Facebook e la pubblicazione di una foto all’interno della sezione dedicata, dava l’opportunità agli utenti di stampare la propria immagine su carta fotografica, appenderla sul wall allestito in fiera e partecipare al concorso per la foto più bella. Dato l’enorme bacino di utenza che vantano i social network al giorno d’oggi, e in particolare Facebook, e il vastissimo margine di creatività che lasciano agli utenti, questi portali Internet si sono rivelati un’ulteriore marcia in più per avvicinare nuovi utenti alla manifestazione». Quale riscontro ha avuto progetto Photofestival 2009? «Ha avuto un grandissimo successo. La formula è da ripetere: l’evento culturale Photofestival legato al Photoshow, giunto alla quarta edizione, ha animato per un mese intero la città di Milano con un vero e proprio circuito di mostre fotografiche d’autore ospitate da alcune prestigiose gallerie d’arte e dalle location meneghine più rappresentative. Il Photofestival è una ulteriore testimonianza dell’impegno a favore di una fotografia vivace, giovane e dinamica». Quali sono state le novità a livello di prodotto? «Il Photoshow ha visto tutti i big del settore rispondere all’appello presentando all’interno di allestimento di impatto i propri prodotti più nuovi e interessanti. Anche in Italia, ovviamente, tra i protagonisti del Salone c’erano le moltissime soluzioni per la realizzazione di photobook e fotogadget, articoli il cui successo è incredibile e i cui risultati commerciali non danno segni di flessione. Altrettanto importanti sono stati i numerosi momenti formativi che hanno arricchito i quattro giorni di fiera e che quest’anno, più degli altri anni, hanno riscosso un ottimo successo». Molto importante è stato anche l’impegno sociale della manifestazione a favore della Lism, Lega Italiana Sclerosi Multipla… «Per noi di Ascofoto e per il Photoshow è stato di primaria importanza avere l’opportunità di appoggiare la causa meritevole della lotta a una malattia terribile come la Sclerosi Multipla e un intervento umanitario come il Progetto “Voglio Tornare a Casa” promosso dall’Associazione In.Volo Onlus per il reinserimento dei bambini moldavi nella propria famiglia di origine e per la costruzione di Case Famiglia dove ospitare i bambini abbandonati». (di Marcella Beltrame) Nella foto Dario Bossi, Presidente di Ascofoto, riceve la targa che celebra il supporto dato alla Lega Italiana per la Sclerosi Multipla «RICOMINCIAMO A PARLARE E RECUPERARE IL VALORE DELLA CULTURA» Niente soluzioni miracolistiche, impossibili da trovare, ma una serie di considerazioni sulla possibilità di lavorare insieme e dare di nuovo valore a ciò che conta: di questo si è parlato in una chiacchierata con Luca De Bernardis, negoziante romano Di «una cultura che va diffusa e che rifugga da prevaricazione ed arroganza» parla Luca De Bernardis, durante una chiacchierata al Photoshow, in un periodo di diffusa difficoltà economica, ma prima del terribile terremoto abruzzese. Il suo negozio “Il fuoco della fotografia” è a Roma, nel centro della città e pur non essendo rimasto immune dalla crisi, ha saputo inventare molte iniziative per offrire qualcosa di diverso e rispondere così alle nuove richieste della clientela. «Ognuno di noi, nel suo piccolo può fare qualcosa - dice Luca De Bernardis -. Non sono le istituzioni, ma sono gli uomini che le compongono che possono cambiare le cose, dando delle linee guida che siano al tempo stesso forti, ma non arroganti». Difficilmente chi ha dei vantaggi è disposto a rinunciarci per condividerli con gli altri... «Tuttavia sappiamo che è successo. Ci sono aziende che hanno convocato i loro dipendenti proponendo di ridurre in parte lo stipendio per evitare la chiusura e il conseguente licenziamento di tutti. Hanno spinto i dipendenti ad andare a cercare clienti nel giorno rimasto libero. Molti tra i dipendenti, ovviamente non senza grandi difficoltà, hanno approvato, sostenendo la propria azienda ed aiutando in questo modo altri colleghi in difficoltà. Certo vengono toccati gli interessi personali, ma meno di quanto succederebbe perdendo il lavoro». In molti casi la crisi è stata strumentalizzata: utilizzata per ridurre il personale. Qualcuno si può chiedere se viene lasciato a casa solo perché il grande manager possa guadagnare di più... «Certo, anche questo tipo di atteggiamento è inevitabile. È necessario a maggior ragione cambiare la mentalità e deve essere un cambiamento nel lungo periodo, che deve essere insegnato già ai più piccoli. Leggevo una considerazione secondo la quale noi saremo la prima generazione che vivrà in condizioni più povere rispetto ai nostri genitori». Non sempre le previsioni risultano esatte e nella fattispecie non sono solo allarmistiche. Oggi si dice che anche la situazione ambientale sia meno catastrofica di quanto era stato previsto, o meglio che l’intervento faticoso dell’uomo per riparare i danni da lui stesso causati stia dando i primi frutti... «Perché è stato cambiato l’atteggiamento generale. Ci sono Paesi come Cina, India, Brasile, Sudafrica che premono alle nostro spalle e sono Paesi la cui popolazione corrisponde a circa metà di quella mondiale: hanno diritto di accedere a un maggior benessere e lottano duramente per perseguirlo. Dunque anche noi, nostro malgrado, dobbiamo fare i conti con un nuovo modo di operare, con nuove generazioni fortemente competitive e motivate. C’è una nuova generazione, qui, che sta crescendo con una pigrizia culturale, convinta che le immagini bastino a loro stesse, nel senso che le si può “leggere” passivamente. Invece dobbiamo considerarle per quello che rappresentano, ovvero come “espressione”, perché la fotografia senza contenuti è come un libro scarabocchiato». Dunque... «Dobbiamo farci portatori di cultura nel senso più complesso del termine. Lavoriamo affinché ci sia la riscoperta del valore di un libro, delle sue singole parole, cosicché anche una fotografia ci racconti una storia». È un discorso sicuramente complesso... «Come richiede una situazione complessa: la banalizzazione sarebbe una sciagura nel lungo periodo. Se vogliamo continuare a lavorare dobbiamo accettare un linguaggio più complesso, disposto a capire, e quindi a dare». Se traduciamo questo nel settore fotografico? «Nel nostro piccolo ci sono tante cose che possiamo fare, iniziando dal cercare di aiutare quei rappresentanti che hanno perso il lavoro nelle grandi aziende». Ci sono persone con una grande esperienza e che ora si trovano senza un lavoro... «È una grossa perdita, perché l’esperienza è molto importante. Lo sto vedendo anche nel mio caso: mio padre ha una esperienza che io certo per ora non posso avere». Ci sono stati grandi manager super pagati che sapevano di dover arrivare a grandi risultati nel giro di un paio d’anni, altrimenti sarebbero stati esonerati. Risultato: non hanno fatto investimenti a lungo periodo né stimolato la ricerca pensando a lungo termine, così la crisi che viviamo è il risultato di investimenti miopi... «Certo noi singoli non possiamo fare grandi cose, dobbiamo però cercare di ragionare insieme. Dobbiamo dare più valore all’uomo e all’esperienza». (di Valeria Prina) |
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